L’ infarto del miocardio
Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nei paesi occidentali, e gli infarti sono tra le più frequenti cause di ricovero. Per gli uomini il rischio aumenta dopo i 45 anni, mentre le donne sono maggiormente colpite dopo i 50 anni, in seguito alla menopausa, quando viene meno la protezione data dagli ormoni. Ma cosa succede esattamente durante un infarto?
Il sangue arriva al cuore attraverso le arterie coronarie. Quando le pareti delle arterie vengono danneggiate dai fattori di rischio (es. diabete, fumo, ipertensione) i grassi presenti nel sangue possono accumularsi sulle loro pareti interne e formare delle vere e proprie placche (si parla di aterosclerosi). Se i depositi ostruiscono l’arteria per il 50% o più, può verificarsi un’angina da sforzo: il cuore richiede infatti una maggiore quantità di sangue, che però è ostacolato dalle placche, e compaiono i sintomi dell’angina ( sensazione di dolore o fastidio al petto, alla schiena, al braccio, alla mandibola).
Può accadere invece che le placche si rompano e in questo caso, le piastrine intervengono per riparare la lesione che si forma sulla parete dell’arteria, formando un coagulo che interrompe il passaggio del sangue - e di conseguenza dell’ossigeno - fino al cuore. Se la mancanza di ossigeno si prolunga, le cellule del muscolo cardiaco rimaste senza sangue muoiono, riducendo così la capacità del cuore di pompare. La zona del cuore colpita può essere più o meno estesa, determinando un danno più o meno grave, o addirittura essere fatale.

I sintomi classici dell’infarto includono dolore al petto, spesso dietro allo sterno, verso sinistra. In realtà i sintomi di un attacco di cuore possono presentarsi anche in modi diversi. Il dolore può irradiarsi verso il collo, le spalle e le braccia, oppure può verificarsi un senso di oppressione al torace. Ancora, possono essere presenti: nausea, vomito, affanno, sudorazione intensa, svenimento. Esistono anche infarti detti silenti, che non presentano sintomi (25% dei casi). Generalmente però sono presenti almeno alcuni dei sintomi sopraesposti, che se perdurano per almeno 30 minuti possono indicare un infarto in atto.
Nei casi di infarto è fondamentale il tempismo: è importante chiamare al più presto il 118 e spiegare i sintomi. Alcuni preferiscono raggiungere il Pronto Soccorso da soli perché vicini, ma è fondamentale in questo caso farsi accompagnare da altri e non guidare.
La prima ora dall’inizio dell’infarto è quella più critica e prima si viene soccorsi, più aumentano le possibilità di sopravvivenza. La maggior parte dei casi di arresto cardiaco si verificano infatti entro le prime due ore dall’infarto. Inoltre prima si interviene, prima si limitano i danni, che se non gravi, permettono di mantenere una buona qualità della vita. Le terapie utilizzate (trombolisi e angioplastica) sono maggiormente efficaci quanto prima vengono messe in atto.
Un ritardo invece può esporre a lesioni irreversibili con conseguente peggioramento della qualità della vita, o addirittura al rischio di morte. I due terzi dei decessi per infarto avvengono al di fuori dello spedale, quindi potremmo considerare un ritardo nel chiedere soccorso, come un vero e proprio fattore di rischio.