Associazione Cesenate per la lotta contro le Malattie di Cuore "ONLUS"

Angioplastica coronarica

Che cosa è e come si esegue

L’angioplastica coronarica (PTCA) può essere eseguita al termine della coronarografia diagnostica dalla quale si differenzia in quanto costituisce un vero e proprio intervento. Consiste nel dilatare un restringimento (stenosi) coronario che riduce il flusso del sangue al cuore mediante uno o più gonfiaggi di un catetere a palloncino. Durante il gonfiaggio Lei potrà accusare dolore al petto, sintomo che scompare subito dopo aver sgonfiato il palloncino. Molto spesso al termine della dilatazione può essere necessario, o preferibile, l’impianto nella sede di dilatazione, di una o più protesi metalliche a forma di tubicino, chiamate stent, che consentono, rispetto all’angioplastica con il solo palloncino, di ridurre il rischio di recidiva (restenosi) dal 30 – 40% al 20 – 25%. Lo stent non va incontro a rigetto, non provoca tumori e non si sposta dopo che è stato posizionato. Lo stent viene incorporato nella parete coronarica nell’arco di 3 – 6 settimane. Fino a che quiesto processo non si sia completato è richiesto l’uso di farmaci che rendono il sangue più fluido e, in particolare, rendono le piastrine meno attive. Le medicine che si usano con più frequenza sono l’Aspirina e il Clopidogrel o la Ticlopidina. Nel caso vi siano controindicazione all’uso di queste sostanze (ad esempio allergia, ulcera, etc.) va tempestivamente avvisato il medico di reparto. Sono attualmente in commercio stent ricoperti da farmaci (stent medicati) che riducono la proliferazione del tessuto che riveste la parete delle arterie, meccanismo questo che è alla base della recidiva post-angioplastica (restenosi). Come risulta da studi eseguiti su migliaia di pazienti, tali stent riducono l’incidenza di restenosi rispetto agli stent convenzionali. Sebbene sia stata riscontrata una incidenza di occlusione tardiva e/o molto tardiva (anche dopo un anno dalla applicazione) lievemente riscontrata a quella riscontrata con gli stent non medicati, l’incidenza di mortalità è simile con i due tipi di stent. Nel caso di impianto di stent medicati, la terapia antiaggregante con Aspirina e Clopidogrel deve essere proseguita per almeno sei mesi-un anno o a vita., in base ad una valutazione clinica globale da parte dei sanitari. Infine , la scelta di impiantare stent medicati o tradizionali, potrà dipendere dalla valutazione complessiva di una serie di variabili cliniche (ad esempio: età, presenza di diabete, tipo di sindrome ischemica, patologie associate, etc) ed angiografiche (diametro dei vasi coronarici, sede e lunghezza delle stenosi, etc).

Benefici

L’angioplastica coronarica e le altre tecniche di rivascolarizzione miocardia consentono,allargando e rimodellando i restringimenti coronarici, di normalizzare il flusso di sangue nelle arterie coronarie. Questo permetterà al Suo cuore di ricevere un flusso di sangue adeguato sia a riposo che durante sforzi fisici, riducendo gli episodi di ischemia al cuore e gli episodi anginosi. I risultati positivi dell’angioplastica coronarica sono documentati fino ad un periodo di venti anni.

Rischi

L’angioplastica abitualmente ha successo in circa il 95 – 98%. Si possono verificare le stesse complicanze della semplice coronarografia, e cioè complicanze legate alla puntura del vaso (ematomi, pseudoaneurismi, fistole artero-venose, infezioni, occlusione acuta o cronica) (circa 1% dei casi), reazioni allergiche da mezzi di contrasto (quelle gravi sono estremamente rare) ed eccezionalmente scompenso cardiaco, complicanze neurologiche, dissezione coronarica o dell’aorta ascendente, infarto del miocardio e morte. Complicanze legate specificatamente alla procedura di angioplastica sono l’occlusione acuta del vaso trattato che può condurre a sua volata all’infarto miocardio, ad aritmie cardiache anche fatali od al decesso. Tali complicanze si verificano nel complesso nell’1-4% dei casi e dipendono principalmente dalle condizioni cliniche del paziente (età, gravità della patologia coronarica e cardiaca, dalla presenza di eventuali patologie associate) e dalle caratteristiche anatomiche delle lesioni coronariche (numero, sede e tipo di restringimenti da trattare). In particolare il rischio di decesso è attualmente dello 0.2-1.5%. le misure terapeutiche che vengono adottate in tali casi sono costituite dal by-pass aortocoronarico d’urgenza e da una serie di provvedimenti farmacologici e meccanici, rivolti a limitare l’estensione del danno miocardio. Altre complicanze, attualmente rare, sono legate all’uso di cateteri all’interno delle coronarie quali la perforazione della coronaria (0.01-0.1%), traumi e danno della parete della coronaria indotti dal catetere guida (0.1-0.5%), aritmie cardiache minacciose (0.1%). Una complicanza che può presentarsi successivamente all’angioplastica è la restenosi, ossia la comparsa di un processo di cicatrizzazione esuberante nel punto trattato che può portare alla comparsa di un nuovo restringimento (5-20% a 8 mesi dal trattamento). Quando la restenosi si manifesta può essere trattata con una nuova angioplastica o, in casi più ribelli, può essere richiesto un intervento cardiochirurgico. Il rischio di restenosi è legato ad un processo di rimodellamento sfavorevole precoce dopo l’intervento e quindi, una volta superato il periodo di rischio 6-8 mesi dopo il trattamento) il buon risultato può essere considerato definitivo. Nel caso si rendesse necessario un approccio cardiochirurgico in emergenza, si renderà necessario il trasporto presso la Cardiochirurgia della Clinica Villa Maria Cecilia di Cotignola (l’Ospedale Bufalini di Cesena non dispone al momento di cardiochirurgia come tutti gli altri ospedali della Romagna). Tale trasporto sarà garantito da personale specializzato in condizione di massima sicurezza nei più brevi tempi possibili.

Recupero

Dopo l’angioplastica è raccomandata una permanenza a letto per 8-12 ore. Il tubicino (introduttore) posizionato nell’arteria periferica per introdurre i cateteri, viene rimosso subito, se si chiude l’arteria con sistemi meccanici di emostasi, o dopo qualche ora dalla procedura, secondo il grado di coagulazione del sangue. Per evitare ematomi e stravasi di sangue è molto importante che il paziente segua scrupolosamente i consigli del medico sul riposo nell’immediato periodo dopo la procedura. È importante attenersi alle disposizioni che verranno date al momento della dimissione sia per i farmaci da assumere (antiaggreganti, etc) che per i controlli del sangue che dovrà eseguire.